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Unborn – Recensione

Unborn

Conviviamo con la paura, o meglio, con le paure. Paure dalle forme e dalle origini diverse: la paura della morte, della malattia per esempio. La paura è inconscia, il terrore è febbrile, il senso di ritrovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato può essere una campanella improvvisa all’interno del nostro stomaco, che spinge da dentro verso fuori. Vuole uscire. L’stinto di scappare via. Una serie di sensazioni che creano suspense e ansia. Questo è Unborn, edito da Acheron Books e scritto da Christian Sartirana.

Lorenzo è un cacciatore di libri antichi… e un alcolizzato. La sua vita si aggira stancamente tra soffitte ammuffite, alcol, e una madre pazza affetta da deliri mistici. Ma tutto cambia quando un misterioso cliente lo invita nel paesino fantasma di Robbia, sperduto nelle nebbie piemontesi, per valutare un’inquietante Bibbia apocrifa collegata agli appunti di un professore scomparso. Mentre lavora alla decifrazione dell’antico testo, orrende energie sembrano risvegliarsi: clochard che svaniscono nel nulla, preti che si suicidano e una sequenza di incubi che prende a tormentarlo. Una terribile verità inizia ad affiorare: una forza oscura è in procinto di pervertire e condannare l’intera umanità…

La particolarità di Unborn risiede sicuramente nella sua capacità di farvi rivivere le atmosfere migliori di Lovecraft e Carpenter, ripercorrendo quello sconcerto dell’incredulità che intaccherà la vostra curiosità da lettore in un inquietante racconto che si dispiega in una suggestione orrorifica e piscologica. Christian Sartirana è sicuramente una mosca bianca nel panorama dell’horror ed ha la grande capacità, grazie al suo lessico semplice, diretto, fresco e moderno, di intorpidire le vostri menti e farvi affascinare istillando in voi svariate sensazioni.

La paura è la nostra emozione più antica.

Come detto poco sopra, la vera bellezza di Unborn sta proprio nelle grandi capacità dell’autore. Sartirana non è solo bravo nella narrazione ma anche – e soprattutto – nell’istaurare un rapporto diretto, quasi intimo, con il lettore. Un rapporto a due tra autore e lettore basato sulla fiducia. Infatti, Christian, vi porterà per mano a spasso nella storia. Voi, dal canto vostro, sarete totalmente consenzienti nonostante l’autore vi farà immergere tra banchi di nebbia senza fine.

Questo anche grazie alla “cortina di fumo” che farà calare su questa misteriosa città sin dalle primissime pagine. Lo abbiamo detto pure in live proprio con l’autore: quest’opera inizia con la parola “cazzo”. Fottutamente geniale in quanto riadattabile al finale, quasi a strizzare l’occhio ad un uroboro ubriaco. Una progressione narrativa che prende forma per poi, più avanti, distruggersi e ricostruirsi ancora. Un decadimento psico-fisico quello di Lorenzo, il nostro Fossa, nonché personaggio principale, che si ritroverà in un vortice misterioso e tetro con una sola scelta da poter intraprendere.

Ed è lì che Sartirana continua a stupire. Infatti la caratterizzazione dei personaggi risulta convincente ed efficace. Basta pensare a Lorenzo, il protagonista, che annega costantemente non solo nell’alcool, ma anche in una vita ormai grigia, fatta e vissuta nonostante comunque non sia vecchio. Possiede un cuore, una coscienza, ma trova difficoltà a usarli assieme… un po’ come quando con la mano sinistra andate su e giù verticalmente e con la destra – orizzontalmente – a destra e sinistra.

“Quel paese è maledetto!”

Eppure, nonostante tutto, c’è quel non so che, che lo rende particolarmente irresistibile e dannatamente umano. Quelle persone da cui non puoi scappare, non puoi dimenticare e che lasciano un segno indelebile dentro coloro con cui vengono in contatto. Questi, nonostante di base possano sembrare dei topoi narrativi, sono contrariamente (in realtà) ispirazioni palesi al mondo, alla vita e allo storico dell’autore stesso.

Il font, dalle dimensioni medie, aiuta nella fluidità della lettura. Infatti, iniziando questo libro, andrete molto avanti senza quasi accorgervene. L’edizione di Acheron è molto maneggevole e comoda. Non risulta stressante, né tanto meno affatica. La Copertina di Unborn è stata realizzata da Francesco Romita, e le piccole illustrazioni interne da Francesca Zanotto. Tutto una meraviglia.

In conclusione, Unborn è un libro per tutti. Sì, avete letto bene. Per leggere quest’opera non è necessario essere fan del genere. Vi basterà semplicemente iniziarlo per scoprire che non potrete più farne a meno. Christian Sartirana mixa magnificamente le influenze del suo vissuto da lettore e appassionato progettando un’ossatura solida e originale nel rispetto dei mostri sacri del genere. L’impatto stilistico e l’immediatezza dell’autore sarà la punta del diamante che segnerà in maniera permanente l’afflizione tribolante della vostra curiosità verso una fine che, in un certo senso, vi farà rimanere a bocca aperta.

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By Paolo Monticciolo

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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