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Under Hogs di Kowalczuk e Henryk edito in Italia dalla Leviathan Labs è l’apoteosi della potenza del wordless novel. Ovvero, quando il fumetto abbandona le parole. Ma la domanda sorge spontanea: Si può parlare di fumetto quando manca la sua parte testuale? La risposta è semplice: Assolutamente sì!

Under Hogs è la potenza di un fumetto muto, ultradinamico, che racconta una musicassetta. Musicale silenzio gridano fortissimo in questo fumetto, capitolo dopo capitolo, traccia dopo traccia. Under Hogs racconta di mondi allucinati, velocissimi, sporchi come grafite che corre sul foglio. Scivolando tra il pop e l’underground di un duo polacco che ha creato un prodotto epico ed estremamente rock’n’roll.

I protagonisti di questo fumetto sono una banda di disadattati che deve consegnare, dall’altra parte della statale un, pacco il cui contenuto è sconosciuto e, come si può facilmente intuire, ne succederanno di cotte e di crude lungo la strada. Incontreranno bizzarre creature, strani posti e nessuno, lettore compreso, avrà modo di annoiarsi.

Citando McCloud e il suo libro: Capire il fumetto, non è l’abbinamento testo e disegno a fare il fumetto, ma la sua sequenzialità. Ovvero il connettere un’immagine all’altra con pause, tempi prestabiliti, prospettive e inquadrature. Ovviamente il tutto potrebbe essere opinabile. Ma non è riduttivo catalogare e chiudere in dei confini una forma d’arte come questa?

Ma andando nello specifico con Under Hogs, posso garantirvi che non è facile parlare – in maniera oggettiva – di un’opera tanto bella ma che potrebbe essere, effettivamente, ad interpretazione libera. Ma noi di Playhero.it non ci tiriamo indietro e per tanto, spero di assolvere in qualche modo questo arduo compito.

SBAM! SMASH! WOW! BANG! BOOM! AHAH! OH-OH!

In Under Hogs troverete una storia dove vi verrà- letteralmente – raccontata una musicassetta. In ogni capitolo, vengono raccontate queste tracce. Pagina dopo pagina, sarete testimoni di quello che può essere considerato l’esaltazione dell’intrattenimento assoluto. Ricco di dinamicità e di carattere. Ogni vignetta è carica, vibra e trasuda rock, crudo e grezzo. Eppure, nonostante l’opera sia priva di testo, ogni cella è piena di parole che cantano e gridano a squarcia gola. Quelle che noi chiamiamo onomatopee.

Queste composizione di parole che riproducono suoni e rumori, trascrivono le regole fonologiche e grafematiche. Detta in maniera spiccia, è un linguaggio universale. Infatti, Under Hogs potrebbe benissimo rappresentare quello che nella religione è la torre di babele: un’opera unilateralmente comprensibile a tutti. E’ “l’ok” dei fumetti.

Niente dialoghi o didascalie. No! Qui, sarete al cospetto di un’opera grezza. Per farvi intuire che è tanto grezzo come potrebbe fare un fabbro senza levigare le irregolarità di una lama. Questa, ovviamente, è una cosa voluta dal duo polacco e non può, in questo caso, essere considerato come un malus. Tutt’altro. Questo è un benefit che avvalora quest’opera. La distorsione più grunge style che “sentirete” in tutta la vostra vita.

I disegni infatti sono crudi duri e sporchi. Nonostante siano in bianco e nero, riescono a creare quell’alone street new age sempre evergreen che lascia il segno. Essendo tutta l’opera concentrata sull’impatto artistico, l’arte è inoltre capace di “coprire” l’assenza del testo. A tal punto che c’è una grossa possibilità che non vi accorgerete quasi l’assenza dello scritto.

L’edizione fisica, inviataci dalla Leviathan Labs è veramente di grande qualità. E’ difficile descrivere questo prodotto perché storicamente ormai sappiamo che la LevLabs produce brossurati di ottima e indiscussa caratura. Ma mi sembrerebbe che qui abbia alzato il tiro. E’ sì un brossurato, ma sembra anche un cartonato. Inoltre il prezzo è bassissimo rispetto non solo all’opera in se per se, ma anche e per l’appunto, per la sua ottima caratteristica qualitativa e produttiva.

In conclusione, Under Hogs di Kowalczuk e Henryk è un opera muta ma capace di esprimere e farsi capire “cantando” a suon di disegni e dinamicità. Un volume che, nonostante l’assenza del testo riesce a cantare con forza e potenza di un coro gospel che usa il growl.

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