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V for Vendetta – Recensione

Si è vero non è novembre, mese in cui, come saprete, in V for Vendetta la città di Londra comincia ad assistere alle azioni di un singolare individuo dal volto coperto dalla maschera di Guy Fawkes; V è il suo nome. Perché parlarne adesso? La domanda più appropriata potrebbe invece essere “perché non farlo”?

Storia dello scrittore e fumettista britannico Alan Moore e disegni di David Lloyd, l’opera venne data per la prima volta alle stampe sulla rivista inglese “Warrior” dal 1982 al 1985 in bianco e nero. Con la prematura chiusura della rivista e un finale ancora da pubblicare, nel 1988 la Dc Comics si prese l’impegno di completarne la pubblicazione attraverso una riedizione a colori in 10 albi. Approdata in Italia con il titolo “V per Vendetta” (V for Vendetta) nel 1991 da RW edizioni – Vertigo. Recentemente Panini Comics ne ha rievocato il fascino in una lussuosa edizione oversize con cofanetto, immessa nel mercato nel gennaio dell’anno corrente.

Conclusasi la guerra nucleare, una Gran Bretagna futuristica vede salire al potere un governo totalitario. Ai cittadini è vietata ogni forma di libertà: telecamere e mezzi di sorveglianza monitorano ogni loro azione; le comunicazioni sono gestite dal governo con il solo fine propagandistico; ogni azione criminosa ai danni del Partito, o presunta, viene severamente punita dalla Polizia Segreta…insomma, il popolo vive costantemente nel terrore e in esso, e con esso, ha imparato a convivere.

Ogni forma di “diversità”, come ben si vedrà nel corso dell’opera, viene cancellata; tutte le minoranze (etniche, religiose, orientamenti sessuali) vengono severamente soppresse. In questo clima “afoso” però, una leggera brezza, che diverrà poi burrasca, turba l’apparente quiete della città di Londra. V, anarchico e rivoluzionario, in cerca di vendetta contro una società che merita di essere distrutta dall’interno (il termine non è casuale), comincia a operare nelle strade della città seminando morte e distruzione.

Le sue azioni si intrecciano alle vicende della giovanissima Evey Hammond, da lui salvata una sera mentre cerca di prostituirsi, ed Eric Finch, capo del Naso (una delle sezioni del Partito) che tenterà, supportato dal suo aiutante Dominic, di smascherarlo. Chi avrà goduto della trasposizione cinematografica dell’opera, diretta da James McTeigue, probabilmente saprà già tutto di essa…ma è davvero così?

La storia è stata pseudo fedelmente riprodotta ma tagli al prodotto, interventi di rimaneggiamento, riscrittura delle parti, hanno portato a notevoli differenze tra film e graphic novel. Le parti più interessanti, e completamente assenti nel film, riguardano le storie di tutti i personaggi comprimari o secondari. Il film si concentra quasi totalmente sul rapporto tra V ed Evey, viceversa, nel fumetto, la loro storia è sì importante, ma al pari di tutte le altre. Nessun personaggio viene inserito senza motivo; tutti hanno un preciso ruolo nella storia e la caratterizzazione data da Alan Moore, rende ogni soggetto unico. L’opera, divisa in tre parti, rende possibile il capovolgimento dei ruoli, un personaggio secondario può diventare co-protagonista o protagonista dell’intera vicenda.

È proprio in questo che sta la bravura di Moore, la capacità di creare personaggi, ambientazioni, situazioni realistiche. Tutti noi potremmo tranquillamente identificarci in ciascuno di essi: potremmo essere persone in cerca di una nostra giustizia, non identificabile con la Giustizia vera e propria come V; essere figlie e figli bisognosi di affetto e stabilità come la nostra Evey; bramare il potere quale sostituto di amore e tenerezza come Adam Susan; seguire gli ordini ma avere una propria morale come il detective Finch. Comprendi la grandezza di ogni personaggio e la sua ottima scrittura quando esso, con le sue azioni, ti provoca un’emozione, che sia disgusto, apprensione, orrore, terrore, noia. Alan Moore gioca molto con la scrittura, in un lavoro di rielaborazione e reinterpretazione della cultura, tradizione e letteratura contemporanea.

Questo approccio rende, non soltanto la narrazione più chiara e scorrevole, ma di facile interpretazione per il lettore, poiché i fatti narrati non sono lontani dalla nostra realtà. Il ricordo dei campi di concentramento nazisti sono ancora ben impressi nelle nostre menti attraverso testimonianze di sopravvissuti, letteratura del periodo, visione di programmi culturali e film. Moore stesso, nel 1988, sotto il governo di Margaret Thatcher, dichiarò

“ora è il 1988. Margaret Thatcher sta iniziando il suo terzo mandato e parla con sicurezza di una guida conservatrice ininterrotta fino al secolo prossimo. Mia figlia più piccola ha sette anni e nei tabloid sta circolando l’idea dei campi di concentramento per i malati di AIDS. La nuova polizia anti-sommossa indossa visiere nere, così come i loro cavalli, e i loro blindati portano videocamere rotanti sul tetto. Il governo ha espresso la volontà di sradicare l’omosessualità, persino come concetto astratto, e si può solo immaginare quale potrà essere la prossima minoranza che sarà oggetto di una legislazione restrittiva. Sto pensando di prendere la mia famiglia e portarla al più presto fuori da questo stato, al massimo entro un paio d’anni. Qui è sempre più freddo e crudele, e non mi piace più”.

A leggere queste parole il lettore non può che notare delle somiglianze con la storia dell’infanzia di Evey. Fateci caso; alla domanda di V se Evey ricordi qualcosa della guerra, del suo inizio, lei risponde in modo affermativo, mettendo in chiaro la sua giovane età in quel momento: sette anni, gli stessi anni della figlia minore di Moore nel momento della sua dichiarazione. Nulla è lasciato al caso. Ciò che lo scrittore ha descritto e vissuto viene chiaramente inserito nella storia.

Moore ha parlato di una minoranza nella sua dichiarazione, le persone omosessuali, e la nostra mente non può che andare alla toccante storia di Valerie, probabilmente uno dei momenti più alti dell’intera opera, poiché alle sofferenze della ragazza si alternano le vessazioni che subisce Evey, imprigionata con l’accusa di essere una complice di V. Possiamo tranquillamente cogliere delle somiglianze, nostro malgrado, con ciò che sta accadendo in Italia in questi ultimi mesi.

I continui attacchi al DdL Zan che, riallacciandosi alla legge Mancino, prevede una maggiore tutela nei confronti delle persone discriminate per “sesso, genere, religione, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità”, rendono l’opera attuale, nonché un ipotetico porto sicuro; a leggere della lotta di V possiamo capire cosa ci sia di sbagliato nella nostra società. E parlando della nostra situazione politica, dov’è il nostro V? Dov’è il nostro “anti-eroe”, che combatte per i nostri diritti e la libertà che ci spetta? Semplice, siamo tutti noi V.

Soltanto noi, con il nostro pensiero, le nostre azioni, la nostra volontà di cambiare le cose possiamo rendere il mondo un posto migliore. Non è un caso se l’identità di V non viene mai svelata; conosciamo in parte la sua storia, sappiamo chi è ma allo stesso tempo ne rimaniamo all’oscuro; il suo nome non viene mai detto, il suo volto mai mostrato (per lo meno non a noi lettori). Non ha motivo di mostrarsi V, non è importante la persona sotto la maschera; a chi interessa il colore dei capelli, degli occhi, la forma del viso, l’essere uomo o donna, nulla.

La cosa importante è l’idea, il simbolo che quel personaggio rappresenta, e le idee e i simboli sono duri a morire se c’è qualcuno che li porta avanti. Evey prende coscienza di questo in un momento molto significativo dell’opera, attraverso una serie di sequenze dal forte impatto emotivo (e qui non diciamo nulla sul finale dell’opera perché, diversamente dal film, vi è un particolare interessante, in parte ripreso ma allo stesso tempo totalmente nuovo). Probabilmente è proprio Evey il personaggio più intrigante e interessante.

La giovane, da ingenua adolescente di appena sedici anni, che cerca di tirare avanti in una società che ha poca considerazione di lei, cresce e matura, e noi lettori seguiamo questa sua crescita non soltanto fisica (e qui gioca un ruolo importante il disegno di Lloyd) ma anche, e soprattutto, psicologica; da “bambina” diventa adulta, qualcuno in grado di avere un proprio pensiero indirizzato verso una giusta causa, capisce cosa deve fare della sua vita e dove vuole andare.

Potremmo dire che Evey incarna il classico aiutante del personaggio protagonista, la spalla del supereroe, ma in una veste completamente diversa rispetto a ciò a cui siamo abituati. La riscrittura di Moore punta anche su questo, riscrivere il classico fumetto di supereroi. Sono presenti tutti gli elementi: il “supereroe” protagonista dall’identità segreta, V; l’aiutante, Evey; il nascondiglio (e la nostra mente va alla Bat-caverna), pieno di tutti gli oggetti che il governo ritiene inadeguati per la società; un nemico principale (che non incarna effettivamente una persona fisica, il classico cattivo da eliminare e consegnare alla giustizia, ma un’intera ideologia sbagliata che ha causato, e potrebbe continuare a causare, danni irreparabili).

Moore prende, unisce, riscrive e dà vita a V, un semplice uomo, per nulla dotato di superpoteri, umano in tutte le sue caratteristiche e fragilità, in grado di essere ferito e ucciso, e lo rende uno dei più grandi eroi del fumetto internazionale. Sarebbe più appropriato definirlo però un “anti-eroe”, poiché la sua sete di vendetta e giustizia non risparmia nessuno, si macchia di crimini punibili legalmente; il classico eroe non commetterebbe mai atti simili. V è potente per tutti questi motivi, non pensa al male che compie.

Il suo obiettivo primario è la vendetta personale, ben lontana dal concetto di giustizia, ma che si intreccia alla libertà individuale; lui non vuole essere il difensore della libertà delle persone, non vuole né gloria né essere osannato, vuole essere il mezzo attraverso cui ogni individuo riesce autonomamente a rompere le catene che lo tengono prigioniero, facendogli aprire gli occhi e “vedere” il mondo. Questa caratterizzazione data a V lo rende più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.

È un uomo che rimane fortemente deluso dalla Giustizia e che decide di abbracciare l’Anarchia e, in un meraviglioso e potente dialogo, o forse sarebbe meglio parlare di monologo, con la statua della Giustizia, V dichiara: “Anarchia mi ha insegnato che la giustizia nulla significa senza la libertà. È onesta, non fa promesse e non ne infrange. Diversamente da voi, Gesebel”. Interessante il riferimento a Gesebel (anche conosciuta col nome di Gezabele o Jezabel); è un personaggio femminile biblico, presente sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, ma con riferimenti a persone diverse. Nel Vecchio Testamento Gesebel è la regina d’Israele, famosa per aver introdotto il culto del dio Baal, a discapito di Yahweh.

Bella, affascinante e sensuale, la sua è una sessualità sacra, promette ricchezza a coloro che le saranno fedeli e condanna chi invece le va contro. Nettamente superiore al marito, fa delle sue doti il mezzo per poter governare. La sua sarà una fine misera, poiché nulla potrà contro la potenza di Dio. Nel Nuovo Testamento Giovanni fa riferimento a una profetessa che insegna e induce gli uomini di Dio a commettere fornicazione e a mangiare carni sacrificate agli idoli. Giustizia diventa Gesebel, regina e profetessa di false promesse; Anarchia diventa Dio, l’unica da adorare e servire. Siamo catturati dal suo carisma, dalle sue entrate in scene teatrali, dal suo linguaggio shakespeariano. Il mondo è il suo teatro e, da bravo attore, interpreta un personaggio, personaggio che può essere interpretato da chiunque.

Il copione è già stato scritto, tutto è pronto, rimane solo da mettere su lo spettacolo, e che spettacolo signori. La maschera di Guy Fawkes è la più adatta a questo tipo di spettacolo. Per chi non lo conoscesse, Guy Fawkes fu uno dei tredici membri che cospirarono contro la Corona e il Parlamento inglese. Il complotto, ricordato come “la congiura delle polveri”, venne scoperto il 5 novembre del 1605 e da allora, ogni 5 novembre, nel Regno Unito, si festeggia la Guy Fawkes Night, come ringraziamento a Dio per il fallimento del complotto contro il sovrano. Perché Guy Fawkes? Una lettera scritta da David Lloyd ci fa capire la scelta di questo personaggio: “stavo pensando, perché non lo ritraiamo come un resuscitato Guy Fawkes completo di quelle maschere di cartapesta, con tanto di mantello e cappello a cono? Avrebbe un’aria davvero bizzarra e darebbe a Guy Fawkes l’immagine che si è meritato in tutti questi anni. Non dovremmo bruciare quel tizio ogni 5 novembre, dovremmo festeggiare il suo tentativo di far saltare in aria il Parlamento”. È ufficialmente nato V e Londra è il suo palcoscenico.

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By Erika Sbarra

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