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Vecchio Quill 1 – Recensione

Vecchio Quill 1 – Recensione

Un vecchio Quill ci riaccompagna nelle Terre Desolate

Era l’estate del 2008 quando per la prima volta siamo stati catapultati nelle Terre Desolate, grazie al duo composto da Mark Millar e Steven McNiven. Questi due autori, con Old Man Logan, hanno creato un nuovo Universo, che va ad arricchire il già ricchissimo arazzo del multi-verso Marvel, ideando un luogo in cui, cinquant’anni nel futuro, i super criminali hanno vinto, imponendosi nella società, eliminando tutti gli eroi; dagli X-men agli Avengers.

Tra i superstiti c’era un Logan ormai vecchio ed esausto, che, finalmente, era riuscito a costruirsi una famiglia. Ma le cose poi sono nuovamente precipitate.
Questo Logan alternativo, che ha dato inizio a questa nuova Terra, è poi giunto nell’Universo Marvel che noi tutti conosciamo meglio, ovvero Terra-616 in sostituzione del nostro Wolverine, morto nella mini serie Death of Wolverine di Charle Soule e disegnata sempre da Steve McNiven.
Questo vecchio Logan, recentemente, ha poi fatto ritorno a casa, nelle Terre Desolate, per chiudere il suo ciclo in Dead Man Logan di Ed Brisson

Visto il grande successo da parte di critica e pubblico, la Marvel ha deciso di espandere questo (s)fortunato universo prima con Old Man Hawkeye, di Ethan Sacks e Marco Checchetto, poi con il recente Vecchio Quill sempre edito da Panini Comics, che però vede ai disegni Robert Gill e Ibraiam Roberson, quest’ultimo già partecipe alla serie dedicata al vecchio Barton.

Nessuno più chiama Peter Quill con il nome che usava ai tempi dei Guardiani della Galassia: Star Lord. Quel nome, quella vita e tutto il mondo che girava attorno a essa sono solo pallidi ricordi. Dopo essere stato un avventuriero, Peter ha ereditato il titolo di Imperatore di Spartax. Ma nel momento in cui sembrava aver fatto proprio il concetto di responsabilità, ricoprendo un ruolo da vero leader, le cose sono precipitate. Il suo destino, come quello della stragrande maggioranza degli eroi, è la disgrazia. Tuttavia occorre avere uno scopo per dare un senso alla propria esistenza.

Un’avventura a tutto Rock

Prima di immergervi nella lettura accendete il vostro stereo per farvi accompagnare dalla playlist scelta ad hoc dallo sceneggiatore Ethan Sacks, ben consapevole dell’amore per la musica terrestre degli anni ’70 di Peter Quill.
Si inizia così con Nobody’s fault but mine (Led Zeppelin) ed è perfetta.

Già qui Ethan ha saputo coniugare al meglio i titoli delle canzoni, che si pensa abbiano accompagnato Quill nei suoi lunghi viaggi nello spazio, con quel che poi è il racconto del capitolo.

Dopo gli avvenimenti letti in Old Man Logan e Old Man Hawkeye inizia questo volume. Peter Quill ormai non è più Star Lord e il gruppo dei Guardiani della Galassia sono un vecchio ricordo. Ora ha sotto la propria responsabilità un intero pianeta. Chi lo avrebbe mai potuto immaginare?
Due mesi fa però è stato attaccato. E ha perso. Invano ha cercato aiuto nella Terra, contattando gli Avengers e gli X-men. Ma dall’altro lato del filo, nessuna risposta.
Ora è solo, ad autocommiserarsi. Pieno di rimpianti.

Sembra tutto finito, ancora prima di iniziare. Fino a quando la sua solitudine viene interrotta dall’arrivo dei Guardiani in cerca del suo aiuto per salvare, ancora una volta, la Galassia, da un vecchio e temibile avversario.

Quill, Gamora, Drax, Mantis e Rocket si dirigono verso un punto di emissione di un segnale di mayday, ma qui vengono abbattuti precipitando sulla Terra.

Benvenuti nelle Terre Desolate, dove Destino governa col pugno di ferro. Dove comanda il più forte e chi sta sul trono cambia così velocemente che pochi ne tengono più conto.

I Guardiani appena riformatasi, dopo cinquant’anni, devono affrontare minacce provenienti da più fronti. Dalla Terra stessa in cui sono precipitati e dalle profondità dello Spazio.

Nulla finisce bene in questa Terra

A quanto pare, siamo arrivati fin qui per salvare un pianeta che è già perduto, Gamora”

Drammatico, violento, tenebroso. Cosa avremmo altrimenti dovuto aspettarci in un luogo in cui la malvagità, lo sfruttamento ed il predominio del forte sul debole ne fanno da padroni?

Anche il personaggio di Quill è cambiato. Diventato più oscuro, pensieroso e tormentato, per quel che ha perduto. Per la responsabilità non mantenuta.
Al contrario Rocket continua a rimanere dentro i suoi canoni, come personaggio che seppur tormentato non lo dà mai a vedere ed è colui che con le sue battute riesce anche ad alleggerire l’atmosfera cupa della storia. Anche Drax è più maturo, diventa quasi un maestro in alcuni aspetti, ma mantiene la sua caratterizzazione.

Prima di continuare volevo aprire una parentesi per quanto riguardo il personaggio di Rocket, che è stato mantenuto in questa storia si pensa per ragioni di trama anche se, teoricamente, tra cinquant’anni nel futuro, non dovrebbe più essere tra i vivi, dato che lui stesso in una storia aveva accennato al fatto che la lunghezza della sua vita fosse limitata, anche se comunque più lunga rispetto ad altri della sua specie, grazie alle modifiche subite.
Piuttosto sarebbe stato preferibile vedere la partecipazione di Groot, che non ci è dato sapere la fine che abbia fatto.

Senza dilungare, si tratta di un volume che porta con sé molta drammaticità, che sia nel ripercorrere le scelte passate che di ciò che accade in quel momento. Ci sono tratti in cui sei obbligato a fermarti per reggere l’impatto del momento.
Come anticipato, non mancano momenti ironici, che comunque, fortunatamente, non sono molti, ma bastano per rendere la narrazione più scorrevole, senza rovinare il tutto.

Drammatico, potente, devastante. Quando il clima sembra alleggerirsi questa caratteristica entra prepotentemente.
Nulla finisce bene in questa Terra.

Il tratto della desolazione

La storia che ci viene portata è ben strutturata soffermandosi su più livelli ed esplora ancora di più questo (nuovo e) ricco universo. Il fatto che a scriverla vi è lo stesso autore di Old Man Hawkeye sicuramente aiuta nel rafforzare i diversi collegamenti.

Punto forte, oltre alla sceneggiatura, sono anche i disegni realizzati dal duo Robert Gill e Ibraim Roberson, quest’ultimo aveva precedentemente affiancato il padovano Marco Checchetto sul volume dedicato al Vecchio Clint Barton.
I disegni portano profondità alle azioni rendendole quasi vive anche attraverso l’abbattimento delle vignette stesse. Quest’ultime, quando serve, sono capaci di trasmette un senso di ansia e claustrofobia andando inoltre ad ibernare il momento.

Il reparto grafico non è esente da difetti, purtroppo, anche se minimi.
Guardando nel dettaglio, oltre ad alcuni volti deformati, diverse azioni non sono ben enfatizzate; come per esempio il poggiare a terra una lancia per darsi slancio in un salto, non si intravede il mosso sul suolo, essendo stato in un terreno polveroso.
Altro “piccolo” errore, o difetto, si ha in un’azione in cui il tutto è caotico, vista la situazione in cui si svolge, ma due individui rimangono immobili nella stessa posizione per più vignette, al contrario di tutto il contesto, anche qui per esigenze di trama e probabilmente per facilitare il lavoro.

A parte questi aspetti, il disegno mantiene quel tratto che caratterizza fin dall’inizio l’universo Old Man, aspetto che ritengo essere indispensabile per rendere il tutto ancora più collegato, nonostante, ovviamente, si riconoscano le differenze tra i disegnatori delle diverse trasposizioni.

Ma il viaggio continua…

Ovviamente la storia non si conclude con questo numero ma continua in Vecchio Quill 2 – Va’ per la strada, che mantiene il team creativo di questo primo volume.

Ma non è ancora finita, perché, dalle pagine di Dead Man Logan, sceneggiate da Ed Brisson, è nato un nuovo gruppo di vendicatori che proverà a riportare l’ordine in questo dispotico futuro alternativo.

VOTO

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