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Violence Action Vol. 1 – Recensione

Violence Action vol. 1

Il tema delle ragazze addestrate a diventare armi di distruzione e di morte è piuttosto ricorrente nella cultura d’intrattenimento contemporanea. Ricordiamo tra i tanti esempi Vedova Nera di casa Marvel, impersonata da Scarlett Johansson nella trasposizione cinematografica, Red Sparrow, ma anche senza allontanarsi troppo dal medium, Bambi Remodeled di Atsushi Kaneko o Gunslinger girl di Yu Aida. Da questo primo tankobon, sembrerebbe che anche Violence Action, novità manga seinen edita J-pop, scritta da Shin Sawada e disegnata da Renji Asai, abbia fatto tesoro dei canoni della narrativa di questo genere.

Una doll armata fino ai denti

Kei Kikuno è una doll che lavora per l’agenzia Pururun, un’agenzia di facciata che a prima vista sembra occuparsi di dame di compagnia (escort). In verità la clientela che ne ordina i servigi, richiede il supporto di assassine a pagamento addestrate a gestire situazioni di pericolo. Chiedere di Kei vuole dire scegliere la migliore, una macchina da guerra rinchiusa in un corpo di giovane ragazza, che non fallisce mai la missione. Gli adulti non possono nulla contro la sua prestanza fisica, la sua precisione, il suo istinto e la sua rapidità. Doti, grazie alle quali, esce trionfante da ogni scontro.

Questo primo numero è strutturato ad episodi con un contesto comune che si sviluppa intorno alla protagonista. La ragazza affronta particolari incarichi che coinvolgono sia personaggi estemporanei alla storia che coprotagonisti che ritroverete più in là nella trama. Il tono dell’opera viaggia tra comicità e scene d’azione, più o meno splatter e sadiche che coinvolgono quasi sempre la criminalità, nello specifico la Yakuza. L’agenzia Pururun è un’entità neutrale nel sottobosco del crimine e può essere ingaggiata da chiunque.

Una Hit-girl con un sogno “ordinario”

Una doll abituata ad uccidere non può vivere secondo i canoni di vita ordinari. Non perché qualcosa glielo impedisca, almeno in questo suo mondo, ma vive secondo una scala di valori totalmente disconnessa dalla normalità. Kei è perfettamente calata nel suo ruolo di sicario, ma eccezionalmente mostra anche un peculiare lato umano. La sua più grande ambizione non ha nulla a che fare con questo suo “passatempo”. E’ infatti quella di superare il corso di secondo livello in contabilità. Questo obiettivo sembra essere, o almeno l’autore lo fa percepire, come l’unico appiglio in grado di tenerla attaccata alla realtà. Come se Kei non si vedesse per sempre nei panni della killer, ma che provasse a guardare verso un futuro diverso. Il suo raccontare a tutti questo desiderio, anche nei momenti meno opportuni, rappresenta parte della vena comica dell’opera.

Un frullato di personalità

Psicologicamente, Kei è un concentrato di comportamenti contrastanti che rendono la lettura più dinamica. Si empatizza con Kei Kawaii, dolce e sorridente, e si salta dalla sedia quando la si vede abbattere una ad una le sue prede. Sulle origini aleggia ancora un alone di mistero, l’autore non lascia alcun indizio sul perché Kei abbia intrapreso questa particolare carriera. Inizia però a mostrarci la sua vita privata all’infuori dell’agenzia. All’università Kei frequenta un’amica del cuore e colleghi universitari che la colpiscono dove sembra essere più debole, ovvero legare con le persone e intessere rapporti interpersonali. Killer a pagamento super efficace e ragazzetta sbadata e timida, due facce della stessa persona.

Come unica nota dolente, un episodio specifico dà la sensazione che il personaggio di Kei strida un po’ rispetto alla personalità mostrata negli altri capitoli. Si vede infatti un leggero cambiamento caratteriale decisamente ingiustificato. In questa occasione la ragazza si trova a dover aiutare un’anziana signora della Yakuza a fuggire da un killer. Kei mostra un lato ragionevole che comprende i dolori personali altrui, facendo da contraltare all’anziana signora che si comporta da irresponsabile. Una sensazione che cozza con quanto mostrato fino a quel momento: una donna neutrale capace di compiere un massacro, rispettando il contratto alla lettera, senza provare alcuna pietà. Ma soprattutto senza avere necessità di esprimere delle opinioni o portare “giustizia”. Ci si chiede se questa debolezza sia parte del suo carattere o solo un momentaneo scivolone.

Il titolo dell’opera, Violence Action, è giustificatissimo. Le sequenza d’azione e le sparatorie sono perfettamente comprensibili e le splash page con protagonista Kei sono appariscenti e congeniali a creare hype anche grazie a frasi ad effetto. Ti dà davvero la sensazione di guardare una novella Natasha Romanoff, Nikita o Beatrix Kiddo all’opera. Anche la parola Violence ha la sua piena rappresentanza. Si possono contare personaggi come il sadico dottore che tortura le vittime tagliandole a pezzetti (che ha una doppia vita come padre di famiglia). O come lo “spazzino” della yakuza che utilizza la sparachiodi per ferire e provocare dolore ai suoi obbiettivi.

Lo stile pulito di Violence Action

Lo stile di disegno moderno di Renji Asai si fa apprezzare. Il tratto è piuttosto pulito e realistico su tutti i personaggi tranne proprio su Kei che è rappresentata in modo leggermente chibi. Non ci sono mai fondi troppo complicati ma l’autore li disegna tutti in modo piuttosto dettagliato. È raro trovare scene senza fondo e anche quelle che ne sono prive sono perfettamente inglobate nelle sequenza. Il suo meglio lo dà nelle già citate splash page dove disegna una Kei altamente espressiva che infonde pathos e adrenalina nel lettore. Dal punto di vista dei dialoghi, le pagine non sono fitte di balloon. La lettura è molto scorrevole, i testi non sono complessi da seguire e si contano una manciata di note dedicate alle specificità giapponesi che non richiedono grande attenzione o conoscenza pregressa.

L’edizione J-Pop è come sempre molto curata, le pagine sono perfettamente bianche. La copertina è di un giallo fluo che fa un figurone in libreria. Non sarebbe stato male un formato leggermente più grande per dare più respiro all’azione e alle ottime splash page. In conclusione, Violence Action è una esperienza molto leggera di lettura che riempie di ottima azione quella mezz’ora di tempo libero a disposizione. Un ottimo modo per svagarsi senza che vengano richiesti particolari sforzi.

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By Massimiliano D'ostilio

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