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Year Zero – Recensione

Year Zero

Year Zero, pubblicato in patria dall’etichetta indipendente AWA Studios, inaugura il nuovo marchio ASTRA di Edizioni STAR COMICS. Scritto da Benjamin Percy (Detective Comics, Green Arrow, Wolverine, Marauders), autore sia di romanzi oltre che di importanti serie fumettistiche, pubblicate sia dalla Marvel che dalla DC, il fumetto ci catapulta a vivere come sopravvissuti ad un’ennesima epidemia zombie, di cui non ne abbiamo mai abbastanza, che ha portato nel caos l’umanità. Una storia horror a cui non manca una buona dose d’azione che lascia spazio a diversi momenti di riflessione.

A completare il team creativo troviamo ai disegni Ramon Rosanas (Lo stupefacente Ant-Man, Spider-Man, Star Wars, Deadpool, X-Men) e Lee Loughridge, che si occupa invece dei colori.

“Cinque sopravvissuti ad una terribile epidemia globale dovranno attingere alle loro abilità e ai loro istinti più profondi per muoversi in un mondo di morti viventi.
Una storia multisfaccettata che offre uno sguardo globale su un’atipica Apocalisse zombie. Year Zero pone, pur intrattenendo, importanti questioni morali e teologiche dovute alla pandemia (argomento di tragica attualità), e ne indaga la causa e la possibile cura.”

Oggi è l’inizio di un nuovo orario e un nuovo calendario. Siamo allo Zero.

Una ricercatrice nel Circolo Polare Artico. Un orfano colmo di vendetta in una Città del Messico nel mezzo del Dia de los muertos. Un discendente dei samurai a Tokyo. Una interprete a Kabul. Un nerd paranoico, complottista e perfezionista pronto all’apocalisse nel cuore del Minnesota.

“Il pianeta sta andando a rotoli, e non c’è niente che possiamo fare per fermarlo. È questo che crede la maggior parte della gente, in ogni caso. Ma non io. Io credo nel reagire. Ecco perché sono qui a studiare il ghiaccio. Il ghiaccio contiene la nostra storia.”

Già nell’avanzare del primo capitolo, l’opera è in grado di distinguersi seguendo una strada estremamente originale ed al contempo pericolosa. La presentazione dei cinque protagonisti è un continuo susseguirsi di eventi e cambi repentini di scena, un’accelerazione che preannuncia l’arrivo del peggio che l’umanità abbia mai vissuto. Cosa avranno in comune questi cinque individui, così diversi tra loro, ma, soprattutto, così tanto lontani geograficamente?

Ma non è questo a rendere il fumetto diverso. È il suo svelare un segreto custodito nella storia, da una delle menti più geniali mai esistite. Andando poi oltre, finiremo, inevitabilmente, a chiederci come ha fatto l’umanità a non prendere una direzione diversa da quella in cui viviamo oggi. Il fumetto è perlopiù riflessivo ed introduttivo; i non morti non rivestono un ruolo di primo piano.

Questo è sicuramente uno degli elementi che spingono il lettore a volerne sapere di più e conseguentemente a proseguire la lettura con una curiosità consolidata già dal primo istante. Senza questa scelta alla base potrebbe sembrare la solita storia di sopravvissuti. Ma Benjamin Percy, da buon sceneggiatore qual è, stupisce il lettore fin dalle prime tavole destabilizzandolo totalmente verso il finale del primo capitolo. Ha decostruito in poche pagine il nostro passato, quello che credevamo di conoscere. Ha piazzato cinque protagonisti con una propria preparazione alla sopravvivenza, consolidata nel corso delle proprie esperienze.

Il loro modo di vivere e le loro abitudini cambieranno, con riflessioni su quel che erano, quel che sono e quel che saranno. Dovranno cambiare, adattarsi, seguire un personale obiettivo, una missione autoimposta, ed essere pronti agli scherzi del destino. Dio opera in modi misteriosi.

Essere pronti al peggio.

Con queste basi l’autore americano dà vita alla sua storia. Un horror che, come caratteristica propria del genere, riflette le paure della nostra società. Uno specchio deformato della realtà.

“La mia famiglia risale ai samurai. E i samurai erano noti per la loro preparazione meticolosa. Non solo per la vittoria sul campo di battaglia. Ma per il fallimento. Erano pronti a fallire. Prima di una battaglia, avrebbero previsto ogni peggiore possibilità […] E ora il peggio è in corso. Il peggio è qua. E io sono pronto.”

Year Zero si compone di cinque capitoli. Ognuno di essi è un avvicinarsi ad un continuo crescente che raggiunge il suo apice nell’ultima pagina, lasciandoci, in questo modo, spiazzati e pronti a volerne di più.
La trama è suddivisa in più linee narrative, una per ognuno dei cinque protagonisti: questa è una scelta che non possiamo non condividere. Ciò rende la lettura sicuramente più interessante e fornisce un pretesto per non allentare il ritmo grazie al continuo susseguirsi di cliffhanger.

L’ambientazione è per questo motivo più varia e non circoscritta ad un’area limitata. Fatto che risulterebbe inevitabile se la storia si soffermasse ad un unico protagonista, o gruppo. Intervallando la narrazione attraverso cinque diverse località l’autore ha il pretesto di variare non solo il panorama, ma anche le trame e può mostrare al lettore cosa avviene nello stesso momento in altre parti del mondo. Qualcosa che tutti avranno pensato almeno una volta leggendo una storia, o guardando un film, sugli zombie: cosa sta accadendo invece dall’altra parte del mondo? Come hanno reagito le persone in quel luogo? Benjamin Percy soddisfa, quindi, anche coloro che hanno sempre voluto conoscere più di quel che normalmente veniva mostrato.

Una storia dal potenziale infinito

Non possono non esserci citazioni e riferimenti, scovabili attraverso un occhio attento, ad opere più o meno passate, come il più recente The Walking Dead, passato dal successo della carta al piccolo schermo con ben 17 stagioni all’attivo, ancora in corso, tra main show e spin-off.

Year Zero è un racconto su più fronti che si conclude con un infinito potenziale narrativo. Le basi per diventare quel che è stato The Walking Dead, con più di qualche elemento innovativo ed intrigante ad arricchire il racconto, ci sono. Ha tutte le carte in regola per poter avere diversi seguiti, dai semi piazzati nel corso della storia e dall’evoluzione degli eventi narrati.

Troviamo, infine, i disegni di Ramon Rosanas estremamente dettagliati in un’opera che ha dato modo all’artista di esprimere il meglio di sé, spaziando nelle atmosfere, attraverso anche i cambiamenti di stile delle diverse città. Questi ultimi enfatizzati al meglio grazie al lavoro di Lee Loughridge ai colori.

Year Zero non è la solita storia di zombie con al centro un gruppo di superstiti all’apocalisse, ma un intreccio di vite, ognuna arricchita dai propri problemi personali che non sono stati cancellati, come normalmente si crederebbe, dall’arrivo della fine dell’umanità. I problemi non se ne vanno, ma devono stringersi per lasciar spazio ad altri nuovi. Tra questi, rimane la condizione di vita delle donne in Afghanistan, non si può spazzare via perché sono arrivati i non-morti. Sarebbe troppo facile.

“Prima di far nascere un mondo nuovo dobbiamo superare le pene di quello vecchio.”

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By Davide Zanella

Giovane appassionato del mondo nerd, ho iniziato ad immergermi in questo mondo un po' come tutti quelli della mia generazione. Catturato dai film Marvel dello scorso decennio sono passato alla controparte cartacea, finendo ad espandermi in altre realtà. Ora provo a far conoscere a più persone possibili la mia passione cercando di parlarne al meglio. Mi potete trovare anche su instagram in @riccidanerd

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