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Zero Vol. 2 Il cuore del problema – Recensione

Zero vol. 2

Dopo un rivoluzionario e sorprendente primo numero, che ha visto il coinvolgimento di innumerevoli nomi per il lato tecnico, il secondo volume di Zero non si smentisce richiamando a sé numerosi disegnatori.

Pubblicato in patria sotto il nome dell’etichetta Image Comics, e portato in Italia da Saldapress, Zero è un’opera coraggiosa ed imprevedibile, come abbiamo potuto già constatare con il primo volume in cartonato. Formato molto apprezzato con cui l’editore continua a viziarci.

Clicca qui per leggere la recensione al primo volume – Emergenza

L’ideatore di questo racconto altro non è che il giovane Aleš Kot, autore ceco-americano classe ’86, che fa molto parlare di sé per le tematiche delle sue storie.
Dopo Days of Hate (2018), ambientato in una visione americana non così distante dall’attuale, in cui le donne e le minoranze vengono calpestate, dopo Il nuovo mondo (2020), sempre pubblicato da Saldapress, in cui i diritti dell’uomo sono costantemente violati sotto forma di una visione pari al Grande Fratello, con i media sotto controllo, senza prendersi una pausa ecco che arriva Zero.

Aleš Kot è in questo modo pronto a riscrivere il genere dello spionaggio, innalzandolo ad un nuovo livello, in un modo tale che sembrava impossibile dopo Invisible scaturito dalla mente di Grant Morrison. Il secondo cartonato, su quattro totali, raccoglie i capitoli dal sesto al decimo.

Dov’eravamo rimasti?

Possibili spoiler sulla trama del precedente numero. Raccomandiamo a chi non l’ha letto di passare al paragrafo successivo.

Edward Zero, un agente segreto ormai invecchiato, racconta al ragazzino che lo sta per uccidere la storia della sua vita e la folle educazione impartita dall’Agenzia a lui e ai suoi compagni Robert e Mina che, fin da bambini, sono stati allenati per portare a termine le missioni più folli e pericolose. Una di queste, il tentativo di uccidere Ginsberg Nova, il terrorista più pericoloso al mondo, fallisce miseramente: Nova fugge e Mina apparentemente muore. Edward ne rimane profondamente colpito e il suo responsabile delle operazioni, Roman Zizek, e la direttrice dell’Agenzia, Sara Cooke, sono costretti a valutarne l’efficienza. Dopo una missione in Brasile, durante la quale l’agente Zero perde un occhio, e forse anche la lucidità, la direttrice vorrebbe “ritirarlo”, ma Zizek si oppone e decide di rivelargli un terribile segreto. Qualcosa sta contaminando il genere umano e l’Agenzia sta cercando di insabbiare tutto.
Anni nel futuro, il vecchio Edward rivela che le sue scelte hanno probabilmente portato alla morte della maggior parte della popolazione umana. Il mistero si infittisce e quella che era partita come una semplice spy-story si sta trasformando davanti ai nostri occhi in una lucida riflessione sulla natura umana.

Ciò che era partita come una spy-story, che tassello dopo tassello andava ad infittirsi sempre più, spaziando su più tematiche ed elementi, si sta trasformando in una riflessione sulla natura umana.

Dove sono finiti i cavalli?

Leningrado, seconda guerra mondiale. I tedeschi bombardano una foresta per cercare di stanare qualche soldato russo.
Svizzera, 2019, il Cern. Edward Zero è tornato in missione, dopo l’incidente subito all’occhio.
Cosa lega i due eventi?

Si ritorna tra le pagine dell’opera, dopo una sosta di due mesi, e da subito si è catapultati nel pieno dell’azione. Un capitolo che fa della sua essenza il caos, dalla sceneggiatura ai disegni, realizzati dalla matita di Vanesa R. Del Rey (Redlands). Il come è strutturata la narrazione sembra quasi voler ricordare la firma di Christopher Nolan.

Edward non è più lo stesso. Non è più l’agente che era, diffida del proprio superiore Zizek e vuole venire a capo delle sue intenzioni. Finché arriverà ad essergli così vicino da non potersi lasciare scappare l’occasione.

Il trucco più vecchio del mondo

Aleš Kot ha la capacità di fare vivere la lettura come se fossi tu a vivere quei fatti, attraverso una sceneggiatura che non si prende un momento di respiro.
Una storia dalle tipiche atmosfere spionistiche, come lo fa presente il settimo capitolo, disegnato da Matt Taylor, con i classici doppi giochi o lo scambio di cellulare tra una chiamata ai propri famigliari e ad un contatto nella missione, resa magistralmente attraverso i disegni.

Sembra di stare guardando un film, più che leggere un fumetto. È questa la bravura del giovane autore, sicuramente evidenziata dall’impatto artistico, che raggiunge la sua vetta, a nostro avviso, con Jorge Coelho (Rocket Raccoon, Polarity, Robocop: citizens arrest) nell’ottavo capitolo. Un conto alla rovescia che porta ad innalzare il pathos dell’intera opera, per poi proseguire in una discesa senza controllo, con i freni rotti. Non puoi fare altro che proseguire per la strada e vedere dove essa ti condurrà.
Jorge Coelho ci confeziona 23 pagine di pura adrenalina, chiudendo il tutto attraverso il trucco più vecchio del mondo.

…ma scava dentro l’animo umano

Abbiamo già osannato come Kot abbia preso il genere dello spy-story per modellarlo a propria immagine. Per fonderlo alla perfezione con temi come la guerra arrivando addirittura alla fantascienza. Ma è anche un autore a cui piace giocare con i sentimenti. È in grado di giostrare i rapporti e le emozioni tra i personaggi. L’ha fatto in passato, con i protagonisti delle due opere sopracitate. Ma anche già attraverso il primo volume, nel quale, nel capitolo assegnato a Tradd Moore, ha sottolineato il legame tra Edward e Mina.

“Il cuore del problema” non è da meno. Attraverso un sovrapporsi di diversi flashback, tutti incastrati all’interno di uno stesso capitolo, rappresento da Tonči Zonjić (The immortal Iron Fist, Daredevil), saremo posti davanti al prezzo delle proprie scelte. Lo fa alternando i momenti piacevoli del passato, attraverso una colorazione a sfondo rosato, a momenti di un oscuro passato in cui tutto è tragicamente cambiato per divenire poi completamente nero.
Una coesistenza tra storia e disegno studiata alla perfezione.

Questo spettacolo parla di un vecchio che incontra sé stesso da giovane

E tutto, momentaneamente, termina come si era chiuso il volume uno. Ancora una volta lo fa spiazzando il lettore che si ritrova ora confuso. Cosa sta costruendo Aleš Kot? Si sta divertendo con noi, attraverso una narrazione zeppa di colpi di scena, costantemente ricca di riflessioni.
Può mai una persona che ha vissuto per uccidere e che ha poi perso tutto ricominciare da capo? O sarà perseguitato sempre dal proprio passato? E se la risposta viene dal futuro?

Il secondo volume di Zero riconferma la qualità del precedente, attraverso un mix perfettamente funzionale di azione, spionaggio, riflessioni e sentimentalismo.
Aleš Kot è un autore da tenere costantemente sotto il mirino dato che si rende protagonista di opere che ogni amante del fumetto deve possedere.

Come abbiamo anticipato all’inizio della nostra recensione, anche questa volta ogni capitolo è in mano ad un disegnatore differente. Scelta artistica non frequente, ma che con ogni probabilità stuzzica maggiormente la curiosità del pubblico.
A nostro avviso è perfetta per far sposare alla perfezione ciò che la storia vuole raccontare ed il come essa voglia farlo.

Dopo aver letto “Il cuore del problema”, non possiamo che attendere gennaio 2021 e farci catturare dalla “Tenerezza die lupi” per avvicinarsi verso un finale ancora del tutto enigmatico e per nulla prevedibile.