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ZERO Vol 1 – Recensione

ZERO vol. 1, di Ales Kot, edito da Saldapress, è l’equivalente di un nocciolo, che non vi aspettate di trovare dentro l’oliva del vostro Martini dry. Una sorpresa inaspettata. Capace di spezzarvi, spiazzarvi e rendere ogni male piacevole. Ed anche se il vostro sentore può farvi intuire che quest’opera sia un clone del film Jason Bourne con l’Operazione Treadstone, sappiate che siete molto lontani. Quest’opera vive di luce propria, si sapori e situazioni originali articolate e gestite egregiamente.

Grande talento, idee spiazzanti ma, soprattutto, un’originale visione del medium e della narrazione contemporanea: sono questi gli elementi che caratterizzano la scrittura di Aleš Kot. Edward Zero è la macchina perfetta per eseguire qualunque esecuzione da parte dell’Agenzia. Una spia che, per portare a termine le proprie missioni, non si fa scrupoli a infrangere le regole. Così, quando un ordigno rubato diventa il punto nevralgico di un conflitto che dura da anni, Zero viene spedito a recuperarlo. Il problema è che quell’ordigno si trova all’interno di un terrorista ancora vivo, che respira e che è stato bio-modificato. Ma, soprattutto, alle sue spalle, c’è un intero esercito.

Negli anni 60 un uomo di nome Jim Steranko prese in mano la serie dedicata a Nick Fury e ne fece un capolavoro del suo genere. Il suo stile dinamico, unito a intuizioni grafiche influenzate dal periodo storico e dalle correnti culturali del tempo hanno reso il lavoro di Steranko una pietra miliare del fumetto super eroistico. Inoltre, hanno risollevato le sorti di un personaggio che si avvicinava sempre più pericolosamente sull’orlo del baratro, influenzando contemporaneamente anche le generazioni successive.

Nonostante l’alta qualità delle storie, però, erano comunque gli anni dello spionaggio spiccio alla Ian Flemming. Grandi avventure seguite da grandi storie d’amore, ben lontane dalle ambientazioni ad ampio respiro delle narraziini di questo genere prodotte negli ultimi anni. I lettori, nel frattempo, si sono evoluti desiderando qualcosa di più originale.

“Ragazzo, sei sicuro di voler prendere questa decisione?”

Questo segnò la fine dell’epoca d’oro degli 007. Infatti il genere spionistico nel mondo del fumetto dovette aspettare gli anni 90 per ritrovare nuova linfa vitale e nuovi stimoli. Anche se non esattamente come il mondo se lo era immaginato. Un ragazzetto proveniente dal Paese della Union Jack, infatti, decise che era arrivato il momento di svecchiare il genere e creare nuove strutture narrative che mantenessero i vecchi archetipi, cari al genere ma, donando loro uno spessore culturale e immaginifico diverso se non addirittura contrapposto allo stesso.

Grant Morrison, con i suoi INVISIBLE, creò uno spacco decisamente netto nelle SPY STORY. Riuscì a tracciare una linea qualitativa che ancora oggi difficilmente si riesce a raggiungere o superare.

Almeno così credevo finché non ho letto ZERO di Ales Kot. Ho dovuto fare ammenda per i miei peccati ammettendo che forse, quella famosa linea di cui parlavo prima, è stata superata grandemente.

Ales Kot infatti, ha saputo scrivere e dirigere una storia che ha bisogno dei suoi tempi e dei suoi ritmi per essere letta. Una volta finita, però, deflagra con la potenza di una granata, mostrando al lettore cosa può fare veramente uno scrittore di razza quando gli si lascia la libertà creativa e lo spazio necessario per far muovere la propria fantasia.

La storia inizia portando in scena una situazione complicata e in cui due parti sono li che si avvicendano in uno scambio di battute e inquadrature degne di un film di tarantino.

Da lì la vicenda decolla, e vi ritrovate catapultati in un 2018 alternativo in cui tre fazioni si danno battaglia per recuperare un oggetto che non dovrebbe esistere ed impedire che finisca in mani sbagliate. Il protagonista della storia è Edward Zero, all’apparenza un soldato che combatte per il fronte palestinese alla ricerca dell’oggetto trafugato. In realtà, lo stesso, è spia di una misteriosa rete di spionaggio nota come L’AGENZIA.

“Io non sono niente. Non mi da fastidio. Fa parte del mestiere. Una zona di guerra. Un bersaglio. Qualcosa da rubare. Una risorsa da sfruttare. Una persona da uccidere.”

Qui i lettori si faranno già un idea che l’opera che state per leggere è una War Story. Ma ecco che l’autore vi contraddice inserendo vari elementi, in principio minuscoli, che prenderanno sempre più posto nella storia con l’avanzare dei capitoli. Costruisce un intreccio narrativo che dà l’idea di essere molto più complesso e stratificato di quello che potrebbe apparire ad una prima battuta.

Ales Kos attinge a piene mani dal repertorio degli autori che lo hanno preceduto e formato. Tesse intrecci sempre più interessanti e avvincenti, spaziando tra vari generi di narrazione e ambientazioni sempre diverse, comunque legate tra loro da un filo sottilissimo.

L’autore dimostra così una maestria senza eguali nell’utilizzo dei tempi e dei ritmi, delle inquadrature e dei silenzi – spesso significativi. Fino alla delineazione della psicologia dei personaggi e di come interagiscono fra di loro e con le dinamiche che si trovano ad affrontare di volta in volta.

La nostra video-recensione in collaborazione con Pelati e Fumetti

Il registro narrativo di ogni genere toccato, viene utilizzato con una raffinatezza rara e spesso rivisitato ad uso esclusivo della sua storia facendone effettivamente un prodotto su misura per ogni lettore che voglia avvicinarvisi. Le scelte della grafica sperimentale che divide ogni capitolo condisce il tutto e un tocco di originalità e modernità al prodotto. In più, sottolinea in maniera subdola ma funzionale uno degli elementi più presenti all’interno della storia.

Il comparto artistico, seppur bello e spesso esatto, in alcune – rare – situazioni, sembrerebbe non risultare efficace per come è stata optata la storia. Moltissimi gli artisti che hanno collaborato a questo primo numero, alcuni nomi sono anche piuttosto conosciuti poiché vincitori di diversi premi. Eppure, in alcuni, casi si ci ferma durante la lettura per chiedersi come mai una simile scelta.

Questo ovviamente non va tradotto come un difetto, ma semplicemente in una scelta artistica e un’esperienza visiva diversa in quanto, gli artisti coinvolti, sono davvero di un certo spessore e stilisticamente variegati. Ma nel complesso, tutti i disegni, riescono ad esprimere la dinamicità e l’espressività dei personaggi, dell’interazione e nelle loro intenzione con l’ambiente circostante (cosa importantissima in questa serie).

ZERO vol. 1 è un opera da avere assolutamente nella propria libreria assieme ai numeri che verranno. Seguire questo autore di notevole talento, può beneficiare sia a chi è interessato alla narrazione di qualità, sia chi interessa una bellissima storia realizzata. Infatti come già detto, nonostante sia un’opera particolarmente complessa con dei ritmi specifici, va seguita attentamente, al contrario si rischia di perdere passaggi importanti. Lo stile richiama molto gli stilemi di autori già seguiti e amati come Garth Ennis o Grant Morrison. Ma Kot, crea e da vita ad un’opera con vita propria che vive fuori da qualsiasi altra ombra.

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