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A Babbo Morto – Recensione

Oggi, noi di Playhero.it vi parleremo di “A Babbo morto”, ultima opera di Michele Rech, ai più conosciuto come Zerocalcare.

In questo 2020 Zerocalcare ci ha tenuto compagnia con i suoi corti animati, pubblicati durante il primo lockdown.

Nel contempo l’Autore ha avuto anche l’abilità di sfornare due Graphic Novel. La prima è intitolata Scheletri, racconto autobiografico di un Calcare appena maggiorenne ambientato nella periferia romana.
La seconda è A Babbo morto: Una storia di Natale. Entrambe le opere sono pubblicate in Italia da BAO Publishing.

Inoltre l’Opera è fruibile in formato audible. A prestare la propria voce, accanto allo stesso autore troveremo personaggi del calibro di Neri Marcorè e Sabina Guzzanti.

Se proprio dovete fare di figli, almeno dite loro la verità

Sebbene nella copertina troveremo scritto “una storia di Natale“, dalle prime pagine capiremo che l’Opera non è un classico racconto natalizio da leggere ai propri nipoti davanti il camino. Il Natale citato dal titolo è il mero pretesto narrativo dal quale Zerocalcare ricava i fili della trama e della più arguta critica.

Prima di procedere oltre, c’è da precisare che l’Opera non può definirsi una Graphic Novel nel senso classico del termine, bensì come un racconto illustrato. Nelle pagine di sinistra troveremo un’illustrazione interamente a colori a mo’ di ghirlanda natalizia. In quella di destra troveremo la didascalia e i riferimenti cronologici dell’immagine che danno spago al racconto. A condire il tutto c’è l’aggiunta di qualche fun fact con cui Zerocalcare dà sfogo alla sua pungente ironia.

Pur di non lavorare con attori folletti, molte produzioni preferiscono affidare i ruoli da folletto ad attori umani dal fisico minuto.

Ma di cosa parla “A Babbo Morto”?

Come ci suggerisce il titolo, in un anno non meglio definito (ma individuabile negli ultimi periodi del secolo scorso) Babbo Natale muore.
Le redini della multinazionale Klauss Inc., di cui Babbo era padrone, passano ai figli e all’ex moglie. Da tali premesse l’autore snocciola una trama dall’incredibile impatto emotivo e riflessivo. I collegamenti che il lettore farà con fatti realmente accaduti saranno immediati e inevitabili.

Anche se l’espediente narrativo può apparire non particolarmente intrigante a primo acchito, Zerocalcare riesce a scrivere un vero e proprio capolavoro di attualità dei tempi moderni. A Babbo morto è un autentico spaccato della realtà degli ultimi 50 anni.

Per chi già conosce anche solo alcune delle opere dell’autore, sa bene che Zerocalcare è un vero maestro a mescolare eventi e fatti veri o verosimili con vicissitudini inventate e romanzate, il tutto condito da un pizzico di humor e da occasioni della più intima riflessione costruttiva.

Rispetto alle altre opere, in A Babbo morto, l’elemento umoristico viene ridotto notevolmente in favore dell’elemento critico, invitando il lettore a un’attenta riflessione sugli argomenti di attualità che si ripetono nel corso della storia.

Come già anticipato, se l’incipit del racconto è la morte di Babbo Natale, il nocciolo dell’Opera risiede nella critica a 360° dei tempi moderni. Infatti, utilizzando come espediente le disumane condizioni lavorative dei folletti della Klauss Inc., Zerocalcare toccherà tantissimi argomenti “difficili” della nostra epoca.

Nel dettaglio, senza volervi anticipare troppo, le tematiche trattate in A Babbo morto si possono suddividere in tre categorie: quelle legate al fenomeno occupazionale, quelle legate ad altri fenomeni economico-sociali e infine quelle correlate a fatti di cronaca realmente accaduti. Relativamente al primo gruppo, Zerocalcare citerà temi delicati quali il precariato, i licenziamenti collettivi, gli scioperi e il continuo aumento dell’età pensionabile.

L’autore riuscirà anche a soffermarsi sulla figura del rider, emblema del precariato moderno e spesso privo di qualsiasi tutela. Non mancherà la disamina di altri fenomeni “caldi” ancora oggi, quali la frode in commercio, e il fenomeno dell’immigrazione e della segregazione sociale.
Anche in A Babbo morto troveremo una classe di reietti, condannata a vivere ai margini della società.

Inoltre Zerocalcare punta i riflettori anche sugli effetti nefasti dell’incedere tecnologico. Ai bambini di oggi non bastano più le bambole e i cavallucci di legno. La tecnologica è diventata un must non solo per gli adulti.

“Ma che è sta m**da da poveri?”
“Io avevo chiesto il Nintendo!”

L’autore pone anche l’accento sul repentino cambiamento del modello economico adottato finora, ormai inadatto alle esigenze funzionali dei vari operatori economici.

Tra le pagine di A Babbo morto troveremo anche svariate citazioni a eventi storici realmente accaduti. Tra cui riferimenti agli anni di piombo e al fenomeno terroristico delle BR.

L’attentato viene rivendicato con un video in cui folletti incappucciati annunciano la nascita del Fronte Armato Folletto e promettono nuove azioni.

Dai fatti di unabomber passeremo agli scandali dei rampolli delle famiglie reali o delle grandi multinazionali, giungendo sino a cogliere anche qualche richiamo agli eventi del G8.

La mattina di Natale, il piccolo Alfredino Bevilacqua rimane gravemente ferito dall’esplosione di un pacco regalo consegnato nella notte dalla Klauss.

Ciò che colpisce di più in A Babbo morto è la capacita dello scrittore di far emergere l’interconnessione tra le tematiche sopra riportate. In altre parole, ogni problematica deriva da una precedente, e se gestita male genererà altrettante conseguenze nefaste. Tuttavia l’opera, grazie agli spezzoni ironici dell’autore, non risulterà mai essere troppo noiosa o pesante tanto da impedirne e goderne la lettura.

Per ciò che riguarda la parte grafica va detto che lo stile dei disegni è quello classico di Zerocalcare, caratterizzato da tratti accentuati e tendenze caricaturali dei volti dei personaggi. Una menzione particolare va fatta per i colori di Alberto Madrigal. La scelta dei colori è studiata e azzeccata per tutte le pagine del volume. Ottima è l’idea di dare alle stesse pagine il classico color “pergamena”, quasi a voler evocare quell’aria fiabesca e natalizia che si dissipa totalmente sin dall’inizio del racconto.

Volendo concludere, possiamo affermare che con una sottile parabola natalizia, A Babbo morto invita il lettore a una profonda riflessione della realtà attuale. Un racconto in cui si vede uno Zero ancora più maturo e riflessivo.

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