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Zombie 100 1 – Recensione

Zombie 100

La narrativa horror ha vita ciclica, sopratutto quando si va a trattare mostri folkloristici come lupi mannari, vampiri o zombi. Per ogni stagione, almeno un incubo viene dissotterrato per essere riportato in auge dalle cronache letterarie e audiovisive. Gli zombi in particolare sono un sempreverde della cultura d’intrattenimento fin dai magici anni ‘70 , basti pensare alla “Notte dei morti viventi” di Romero, il serial TV e fumetto “The Walking Dead” di Robert Kirkman, il film “War World Z” (menzionato nelle prime pagine del volume) o anche le produzioni videoludiche come “Resident Evil”, “Left for dead”, “Days Gone” o “The last of us”. 

Il manga soggetto di questa recensione però sembra prendere maggiore spunto da un’altra faccia di questa scena: la commedia zombie, sottogenere dove convivono prodotti di serie B del calibro di “Benvenuti a Zombieland” o “L’alba dei morti dementi”, per citarne alcuni. Zombie 100 cose da fare prima di non-morire, nuovo manga edito da J-Pop, con Haro Aso alla sceneggiatura e Kotaro Tanaka alle matite, è un seinen che gioca con almeno tre elementi fondamentali: gli zombie, la demenzialità e la critica di massa, costruendo un racconto arricchito da un preambolo particolarmente convincente.

Perché ZOMBIE 100 e non 100 Zombi

Akira Tendo è un uomo di 24 anni che trova lavoro in una casa di produzione giapponese attiva nel settore della pubblicità. Fin dal suo primo giorno in ufficio si rende conto che qualcosa non quadra: il suo capo è lunatico, i suoi colleghi non si fermano mai nel loro lavoro e anche dopo l’aperitivo, tornano a sgobbare alla scrivania. Akira scopre di aver iniziato in una black company, un’azienda che assume dipendenti per sottoporli a lunghissimi turni di lavoro e a numerose ore di straordinari non pagati.

L’ambiente è pessimo e Akira è obbligato a sottostare a continui abusi verbali e a molestie da parte dei suoi superiori, che sfociano anche nel bullismo. Neanche l’infatuazione per la bella dell’ufficio lenirà la sua depressione, anche perché la donna si rivelerà essere l’amante del capo e quindi praticamente irraggiungibile. I lunghi turni di lavoro lo stremano e lo rendono indolente verso l’esterno e in un momento di completo annichilimento arriverà a valutare il suicidio.

Eppure una mattina si sveglia e il mondo è diverso. Gli zombi hanno invaso le strade e stanno portando al collasso il paese. Akira esce dal suo brodo e capisce di essere finalmente libero dal giogo lavorativo e di poter così finalmente riscoprire il mondo, facendo ciò che vuole. Stilerà così una lista: 100 cose da fare prima di non-morire.

Niente di più falso: “Scegliti un lavoro che ami, e non dovrai lavorare nemmeno un giorno…”

Nella sua apparente demenzialità, Zombie 100 critica in modo diretto il mondo del lavoro giapponese e la diffusa mentalità workaholic condivisa tra le aziende nipponiche. L’ambiente lavorativo è altamente tossico e le persone sono primariamente sottoposte alla pressione del gruppo dove la cultura aziendale vive di competizione continua.

Molestie sessuali e mobbing sono pratiche diffuse e all’ordine del giorno. Le vittime sono soprattutto donne e categorie più basse, come gli stagisti. Una situazione che diventa altamente asfissiante e che Akira, il giapponese medio, accetta per routine o per paura di non avere altri sbocchi professionali. Pertanto, sia il rischio lavorativo di lasciare il posto e di non trovarne un altro, sia un feedback negativo da parte del datore di lavoro, sono deterrenti invalicabili che moralmente obbligano l’individuo a rimanere nella sua sitauzione limite.

Ricordiamo mestamente che sono proprio i giapponesi ad aver coniato nel tempo la parola Karoshi, la morte per eccessivo lavoro, pesante effetto dell’estremo boom economico giapponese che dagli anni 50 ad oggi non ha mai smesso di mietere vittime.

L’invasione zombie

In Zombie 100 gli zombie diventano simbolo di quel caos continuo del mondo che corre, di avidità e corsa al successo. La frenesia entra in opposizione con il nostro protagonista alla ricerca di ciò che lo può rendere felice, di momenti di relax, contemplazione e benessere. Akira, disturbato dalla sua routine lavorativa, in un momento di infantilità e superficialità, non riconosce il pericolo dei morti viventi e vede solo l’opportunità di liberarsi definitivamente dalle responsabilità e dagli obblighi. Per liberare la mente, per rinascere, si aiuta con una semplice lista di 100 cose da fare prima di diventare zombi. Anche se non si sa nulla della trasformazione e di come essi siano arrivati in città.

Oltre ad Akira, nella storia compaiono anche personaggi secondari che si suppone saranno importanti  per la trama. Menzione particolare per la ragazza in copertina. Nella trama si presenta come stereotipo, la figura della ragazza “cyborg”, intelligente, forte fisicamente e dalle grandi capacità di analisi e di sopravvivenza. Il personaggio è ispirato a Yuzuha Usagi di “Alice in Borderland” (di Haro Aso), e Yamabuki di “Domani il pranzo sei tu”.

Uno stile contemporaneo

Dal punto di vista visivo, lo stile è molto contemporaneo. E’ il classico disegno per le masse. Il tratto non è caratteristico e riconoscibile, anche se risulta estremamente curato, sia nelle forme che nella cinetica. La narrazione e le sequenze sono molto semplici e chiari da seguire e così anche i dialoghi. Gli zombi sono disegnati nel modo più classico possibile con lembi di pelle marcescente che si sfaldano dal corpo. Il fan service è presente, con zombe nude tra le spogliarelliste di Shinjuku e Kabukicho, ma, per ora, ancora piuttosto limitato e soft.

J-Pop ci offre un tankobon della solita ottima qualità, anche se non prevede pagine a colori. La carta è leggermente trasparente e si intravede il tratto dei disegni stampati sulle pagine posteriori. Insieme al volume, anche una piccola cartolina che si può compilare per creare la propria lista di cose da fare prima di non morire.

In conclusione, è un manga che sa intrattenere e divertire, leggero e demenziale in superficie, ma con una profondità critica evidente. I temi particolarmente maturi come l’asfissiante mondo del lavoro giapponese in contrapposizione ai desideri di un una persona ne fanno un fumetto per adulti.

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By Massimiliano D'ostilio

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